Tirocinio professionalizzante: un'esperienza personale

Aprile 2019: inizia il mio tirocinio presso il Centro Psiky. Dopo essermi laureata nel corso magistrale di Psicologia dello Sviluppo e dei Processi Educativi dell’università Milano Bicocca, cercavo una struttura che offrisse un anno di tirocinio professionalizzante, necessario per l’abilitazione alla professione di Psicologo. Tra le strutture convenzionate con la mia Università, ho notato subito il Centro Psiky. Il progetto formativo che proponeva mi ha subito conquistata, era come se fosse stato scritto apposta per me! Tutto perfetto, non vedevo l’ora di iniziare! 

Aprile 2020: finisce il mio tirocinio presso il Centro Psiky. Ancora mi sembra strano che sia già passato un anno. La fine, si sa, è tempo di bilanci e io non posso fare a meno di pensare a quante occasioni di crescita il Centro mi ha offerto. Vengono proposte molte attività sia per bambini che per adulti.

Personalmente ho approfondito i servizi per bambini e adolescenti, in particolare valutazioni multiprofessionali in età evolutiva per diagnosi e certificazioni per Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), training di potenziamento, recupero scolastico e lavoro sul metodo di studio, orientamento scolastico, sportello psicologico a scuola, terapie individuali e gruppi psico-educativi di sostegno.

Sono grata per aver, in così poco tempo, acquisito tante competenze e per tutte le soddisfazioni avute sia con i ragazzi ma anche con le fantastiche professioniste del centro. Loro mi hanno dato una vera possibilità di crescita in campo professionale ma anche umano. Non mi hanno mai fatto sentire come “la tirocinante” ma come una risorsa e poco a poco parte di loro.  Mi hanno lasciato i miei spazi, fidandosi e dandomi la possibilità di agire in prima persona ma sempre con loro al mio fianco pronte a supportarmi.

Vi ammiro molto, siete delle professioniste a tutto tondo: competenti, supportive, empatiche e un punto di riferimento per tutti coloro che frequentano il Centro, soprattutto adesso che stiamo vivendo un momento così delicato.

Sono felice di aver fatto parte di tutto questo e mi auguro di poterne fare ancora parte!

dott.ssa Patrizia Castioni

dott.ssa in Psicologia dello sviluppo e dei processi educativi

 

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Stress e quarantena

 

Durante il periodo di quarantena non è difficile ritrovarsi a fronteggiare stati ansiosi o depressivi più o meno intensi. La situazione, da molti ormai definita “una guerra” pone le persone di qualsiasi età ad affrontare momenti emotivamente dolorosi, complessi nella loro elaborazione, addirittura scioccanti da quanto vengano percepiti come irreali perché inattesi nei loro bruschi accadimenti. Paradossalmente ci si può sentire meno soli nel dolore, poiché ne siamo tutti coinvolti, viviamo la stessa guerra, le stesse disavventure, lutti e commozioni, ma ognuno deve poi elaborare “il proprio”, confrontandosi con se stessi, con la propria storia, con il proprio presente e con le prospettive per il futuro incerto per il quando e per il suo contenuto.

 

Con queste premesse non è difficile pensare quanto la situazione difficile che si stia vivendo possa influenzare l’ umore e la psiche. Una generazione come questa, abituata a dover controllare quasi tutto per non incorrere a sanzioni o alla perdita di “pezzi” come in gergo si dice, si trova ad avere a che fare con l’imprevedibilità di ogni giorno che passa lento o veloce, avendo l’intenso conforto che qualcuno si stia occupando delle persone che soffrono, medici, infermieri, forze dell’ordine, psicologi, educatori e tutte le altre figure socio sanitarie coinvolte in prima linea.  Il pensiero che ogni giorno occupa la mente delle persone è quando tutto finirà e questo comporta il fatto di comprendere emotivamente quando tutto sia iniziato.

L’emozione complessa che ci si trova ad affrontare è sicuramente l’ansia nelle sue varie sfaccettature. Ansia e stress sono due facce della stessa medaglia.

Negli ultimi mesi sono cambiate le motivazioni alla base della percezione del distress psicologico. Se prima la sensazione era quella di essere soffocati dai troppi impegni e dal tempo che scorreva senza pietà dinanzi a noi apparendo sfuggente, oggi invece i problemi principali sono come ridefinire le proprie giornate, organizzare quelle dei bambini o giovani, quando andare a fare la spesa, come arrivare alla fine del mese ... pertanto le certezze del nostro stress prima, oggi sembrano un ricordo a cui alcuni pensano con un po’ di nostalgia. Lo stress è la risposta del nostro organismo di fronte a delle nuove richieste dell’ambiente, quando le richieste sono troppe si arriva a percepire distress (stress cattivo).

 

L’ansia è una delle modalità attraverso la quale il distress si esprime. Durante il periodo di quarantena i segni e sintomi dell’ansia, anche da parte di chi non l’aveva mai percepita prima si concretizzano attraverso: l’insonnia, stato d’irrequietezza eccessivo, tensioni muscolari, somatizzazioni organiche (cefalea muscolo tensiva, mal di stomaco, coliti..), attacchi di panico e ansia generalizzata. Non secondario è il cambiamento che avviene nel rapporto con il cibo. Pertanto risulta fondamentale riuscire ad acquisire le tecniche cognitive, emotive e comportamentali per affrontare l’ansia e le sue manifestazioni oggi più che mai.

 

dott.ssa Elena Miboli

(psicologa e psicoterapeuta)

 

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L'importanza di esserci

Quando è iniziata l’emergenza il mio primo pensiero è stato come avrei fatto a portare avanti il lavoro con i bimbi e ragazzi, un lavoro basato sul contatto diretto. 

Per quanto riguarda il percorso di potenziamento e lavoro con DSA la mia principale preoccupazione era quella di mettere a punto tutti gli strumenti e le modalità che potessero procedere in parallelo con la didattica a distanza promossa dalla scuola assicurando efficienza e risultati. 

Poi mi sono fermata e mi sono resa conto che ciò che contava di più per loro in questo momento era il mio esserci, esserci come punto di riferimento, come promessa che anche se le circostanze non sono favorevoli io sono lì con loro e per loro, tengo l’altro capo del filo. 

Ho sempre creduto che nel mio lavoro l’aspetto relazionale fosse alla base dell’efficacia, dedico sempre molto tempo ed attenzione a creare alleanza e un buon rapporto, cerco di dimostrare sempre di essere dalla loro parte, di capirli e di rispettare le loro emozioni e i loro pensieri. E anche questa volta ho voluto farlo, ho voluto esserci.

Ascoltarli, supportarli, motivarli.

Questa quarantena sta mettendo a dura prova noi adulti ed inevitabilmente ha effetti anche sulle vite dei più piccoli costringendoli a cambiare abitudini, routine e a rinunciare allo sfogo fisico di cui hanno molto bisogno. Per questo è utile dare a loro un modo per poter “buttare fuori” tutte le energie in un modo alternativo, così come dare spazio all’ascolto di ciò che stanno vivendo e a come lo stanno vivendo. Sentendosi liberi di parlarne senza giudizio.

L’altra faccia della medaglia è ciò che hanno fatto e stanno facendo loro per me. 

Grazie a loro le mie giornate trascorrono quasi senza accorgermene. 

Alzarmi la mattina sapendo che la loro positività mi coglierà che mi saluteranno con un sorriso e con un “io sto bene e tu?” mi dà forza, la loro presenza mi da energia e mi sprona a fare sempre del mio meglio perché solo così andrà davvero tutto bene.

 

dot.ssa Silvia Carini

Psicologa

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Pronti per la scuola?

Oggi vogliamo parlare dei prerequisiti della letto-scrittura, cioè di quelle abilità che porteranno il bambino a leggere, scrivere ed acquisire le abilità matematiche. 

Il termine “pre” significa che devono precedere il processo di apprendimento, per cui già nei primi anni di vita il bambino inizia a sviluppare tali abilità attraverso due canali principali: 

  • percettivo-motorio            
  • linguistico

Se da una parte è molto importante allenare i bambini sugli aspetti più motori della letto-scrittura, in realtà buone abilità linguistiche risultano essere il più importante prerequisito per una buona riuscita scolastica.

I bambini sono già abituati a fare tante attività motorie o manuali, a completare schede che richiedono di seguire trattini, fare cornicette, copiare disegni.

Spesso, invece, si tralasciano altri giochi di tipo orale che sviluppano le capacità di riconoscere, confrontare e ragionare sui suoni che compongono le parole. Proprio questi ultimi sono fondamentali per avviare il processo di letto-scrittura e servono per sviluppare al massimo le potenzialità di ogni bambino. 

E allora… non aspettiamo che ci siano difficoltà, preveniamole e mettiamoci a giocare in altri modi!

 

Dott.ssa Michela Menta

Logopedista

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Cosa imparare da una quarantena in "solitudine"

Scatta la quarantena e io mi trovo a dover decidere dove trascorrerla: nel mio appartamento (bilocale senza giardino) o a casa dei miei genitori (casa in compagna confortevole con giardino).

Scelgo la prima opzione.

Già lo so, mi vedete spacciata a disperarmi dentro 4 mura. All’inizio mi sono davvero chiesta come sarebbe stata questa avventura…

Sì perché ho deciso di viverla con curiosità.

Passare 24 ore su 24 con altre persone non è facile, ma vi assicuro che neanche passarle sempre tra te e te lo è.

Eppure…

Ho deciso di condividere con voi alcune riflessioni nate in queste giornate:

-       Non importa la distanza fisica, le persone che ti amano continuano a farlo 

Gli affetti più cari continuano ad esserti vicino attraverso una telefonata, un messaggio, una videochiamata, anche solo un pensiero! Chi può ti aiuta nel quotidiano, facendo ad esempio i turni per la spesa; altri possono anche solo scrivere un “come stai?” che ti fa svoltare una giornata.

-       L’importanza di coltivare le relazioni

Oltre a ricevere messaggi e chiamate, ho riscoperto il piacere di essere io la prima a scrivere e a interessarmi all’altro. Durante la giornata ho sempre cercato di ritagliarmi un momento (anche due) per essere vicina agli altri, senza la solita paura di disturbare che spesso abbiamo. Se mi fa piacere ricevere un messaggio, perché non dovrebbe valere anche il contrario?

-       Riscoprire le passioni

Nella vita di tutti i giorni quante volte mi è capitato di dire “quanto mi piacerebbe fare questa cosa se solo avessi tempo!”?! Bene.. ciò che mi ha regalato questa quarantena è stato il tempo. È vero, non posso uscire e stare con gli amici, ma in casa posso fare moltissime cose che mi appassionano. Ho iniziato a seguire dei corsi di yoga, studiato, preparato materiale per i miei pazienti (piccoli e grandi) ecc. ecc. Tutto ciò mi ha fatto sentire più capace e padrona di me!

-       I momenti di difficoltà ci sono, ma…

Fino a qui sembra tutto rosa e fiori, ma lo sappiamo bene che non è così. La preoccupazione per la salute (propria e delle persone con cui condivido la mia vita) è presente. Le preoccupazioni per il lavoro, per il futuro..ci sono eccome! Possiamo aver sperimentato lutti, delusioni da parte di persone di cui ci fidavamo; e non abbiamo nell’immediato qualcuno con cui parlarne!

-       .. mi stanno dicendo che sto “combattendo” per delle cose per me importanti!

Se provo ansia quando ripenso al fatto che non so quando potrò riprendere a lavorare “normalmente”, se provo tristezza quando penso che è da più di 1 mese che non riabbraccio i miei genitori o i miei amici, ciò significa che per me quelle cose sono IMPORTANTI. Una volta che capisco questa cosa, posso anche decidere di prendermene cura attraverso piccoli gesti.

 

Insomma, in questa quarantena in solitudine non mi sono mai sentita davvero da sola sia perché tante persone si sono adoperate perché ciò non accadesse, sia perché ho cercato di rendere una risorsa quei momenti tra me e me.

 

Prendersi cura di sé significa prendersi cura anche degli altri.

 

dott.ssa Marica Corvetti

Psicologa

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